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FORUM 
Esiste un numero di alunni stranieri per classe che non deve essere superato ?
 
da: Sbordoni Mauro - Equipe Socrates MeToo 
ricevuto il: 5 febbraio 2001
I limiti delle norme

 

Rispondo alla domanda: esiste un numero di alunni stranieri per classe che non deve essere superato ? Il fatidico 5. La risposta è : si e no. Si nel senso che il Testo Unico in materia di istruzione del '94 al Capo II "disposizioni sulla scolarità dei cittadini stranieri" all'art.115 Formazione scolastica dei figli di cittadini comunitari residenti in Italia comma 4 detta "L'assegnazione alle classi degli alunni iscritti ai sensi del presente articolo è effettuata , ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe"
Intanto si apre già un problema interpretativo perché si può benissimo intendere che non è che non si deve superare il numero di cinque alunni stranieri per classe, ma il numero di cinque stranieri appartenenti allo stesso gruppo linguistico. Quindi con una interpretazione formalistica si potrebbe dire : faccio una classe con cinque bambini appartenenti a un gruppo linguistico, tre a un altro e così via. Lo stesso art. 115 al comma 5 detta "...la programmazione educativa deve comprendere apposite attività di sostegno o di integrazione, in favore degli alunni medesimi al fine di: a)adattare l'insegnamento della lingua italiana e delle altre materie di studio alle loro specifiche esigenze; b) promuovere l'insegnamento della lingua e della cultura del Paese d'origine coordinandolo con l'insegnamento delle materie obbligatorie comprese nel piano di studi."
L'art.116 , specificamente rivolto agli alunni extracomunitari, nulla aggiunge al riguardo ribadendo però "Per gli alunni extracomunitari sono attuati (n.b: sono attuati!) analogamente a quanto disposto per i figli dei lavoratori comunitari e per i figli degli emigrati italiani che tornano in Italia, specifici insegnamenti integrativi nella lingua e cultura d'origine."
E' evidente che questa normativa è largamente inapplicata e per alcuni aspetti inapplicabile. Inapplicata perché purtroppo questi interventi didattici rivolti alla salvaguardia e alla cultura d'origine vengono attuati solo sporadicamente e volontaristicamente in alcune limitate realtà scolastiche , grazie soprattutto alla collaborazione prestata dagli enti locali. Non costituiscono cioè affatto una normale attività a regime della scuola come implicherebbe la norma. Inapplicabile perché non tiene conto di zone quali certi quartieri di Torino, Firenze, Prato, etc. dove la presenza di comunità straniere omogenee è così ampia che ridurre il numero di alunni di una stessa nazionalità a cinque per classe, significherebbe volere applicare nella scuola una proporzionalità etnica diversa da quella esistente nel territorio, "deportare" gli alunni in scuole degli altri quartieri, togliere a loro il diritto fondamentale di ogni bambino di andare nella stessa scuola dove vanno gli altri bambini del quartiere. Significherebbe quindi discriminare a priori e creare le premesse nell'immediato dell'insuccesso scolastico del bambino immigrato.

E’ chiaro infatti che nessuna circolare o disposizione scolastica può andare contro leggi più generali che sanciscono diritti più ampi dei cittadini, e che dettano - vedi la Costituzione - finalità ben diverse alla scuola. Occorre quindi piuttosto che difendere la regola dei 5 per classe (del resto già largamente inapplicata nelle scuole di tanti quartieri di Firenze, Campi, Prato e dintorni) battersi perché scuola e territorio creino le condizioni per una scuola che preveda laboratori e momenti specifici per gli stranieri: (come da legge ) , per gli italiani in quanto tali, per i bambini tutti insieme (è il momento del lavoro uguale per tutti e/o dell'intercultura). Quindi le disposizioni soprattutto in un ambiente come la scuola vanno reinterpretate e ricontestualizzate a fronte delle nuove dimensioni che giorno per giorno va assumendo nel nostro paese l'immigrazione.
Devo dire poi che questa norma dei cinque per classe era nata originariamente come un semplice invito a "distribuire equamente i ragazzi per ogni classe" : non si trattava cioè di una norma imperativa ma di un'indicazione per evitare la formazione delle classi ghetto. In questo senso è giusto che in giorni scuola si cerchi di distribuire i ragazzi stranieri adeguatamente in ogni classe (...ma non si tratta di un fatto meramente numerico).
... Ci sarebbero ancora tantissime cose da dire sull'argomento.

da: Lucia Maddii - Equipe Socrates MeToo 
ricevuto il: 19 gennaio 2001
Normativa
 
 
Per evitare queste situazioni aberranti consiglio di elaborare una specie di protocollo di accoglienza, debitamente approvato dal Collegio dei docenti (vedi l'articolo di Elio Bettinello "L'organizzazione della scuola" in  ALIAS a cura di Paolo Balboni, Theorema libri, 2000). In questo protocollo dovrebbero essere specificati:
  • i documenti e le informazioni da richiedere al momento dell'iscrizione;
  • gli avvisi, i moduli, le informazioni sulla scuola tradotti in più lingue da consegnare ai genitori al momento dell'iscrizione;
  • le modalità per raccogliere le prime informazioni sul nuovo alunno. Le notizie sulla scolarizzazione del ragazzo nel paese di origine, sulla conoscenza della lingua materna (ed eventualmente dell'italiano) possono essere raccolte durante un incontro con i genitori e un colloquio con l'alunno con l'assistenza di un mediatore culturale oppure  attraverso un questionario bilingue e una serie di prove che verifichino il livello delle conoscenze del ragazzo senza utilizzare l'italiano (vd. ad esempio Parole non dette)
  • i criteri per l'assegnazione alle classi. A questo proposito occorre citare l'art. 45 del DPR n. 394 - 31/8/99  "I minori stranieri soggetti all'obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all'età anagrafica, salvo che il collegio docenti deliberi l'iscrizione a una classe diversa, tenendo conto: a) dell'ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell'alunno, che può determinare l'iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all'età anagrafica; b) dell'accertamento delle competenze, abilità e livelli di preparazione dell'alunno; c) del corso di studi eventualmente seguito dall'alunno nel Paese di provenienza; d) del titolo di studio eventualmente posseduto dall'alunno". Come possiamo vedere i margini sono ancora molto ampi.....sta allora al collegio dei docenti fissare accuratamente i criteri: l'iscrizione a classi inferiori di due o tre anni rispetto all'età anagrafica non favorisce affatto l'apprendimento dell'italiano, ma di questo ne abbiamo già parlato e non vorrei dilungarmi ulteriormente sugli effetti negativi che questi inserimenti sbagliati provocano a breve e a lungo termine. 
  • gli interventi da mettere in atto per accogliere il nuovo alunno e per favorire l' apprendimento dell'italiano: si può pensare a creare delle figure di tutor (soprattutto se i ragazzi sono un po' più grandi); si può pensare a forme di inserimento "soft",per esempio, a una  settimana dedicata alla conoscenza reciproca prima di inserire i ragazzi definitivamente in classe: in questa settimana i nuovi alunni potrebbero ricevere le prime informazioni sulla scuola dai compagni che parlano la stessa lingua, potrebbero visitare l'edificio scolastico e gli spazi a disposizione, conoscere le figure che operano al suo interno ( dal direttore agli operatori della mensa),  i compagni e così via...ogni scuola può pensare a come meglio organizzare questi momenti sfruttando gli insegnanti distaccati, le compresenze ecc.

 

da: Francesca Panzica - insegnante 
ricevuto il: 14 gennaio 2001
 
Ore 8.30 di un giorno qualunque, arrivano in una sezione di scuola materna due bambini rumeni di 3 e 4 anni.
Naturalmente non comprendono una parola d'italiano e , da quel momento in poi, non fanno che piangere, nonostante tutti i tentativi dell'insegnante  e le cure affettuose che vengono prestate loro.
La giornata termina con le lacrime dei piccoli e il senso di impotenza dell'insegnante che reclama "almeno" un dizionario.
Cosa fare in questi casi, così frequenti ormai nella scuola dell'infanzia?
Spesso i nuovi arrivati vengono iscritti nelle classi a seconda della conoscenza o meno della lingua italiana, per cui si assiste ad aberranti situazioni in cui bambini di 8-9 anni vengono inseriti in prime o seconde elementari solo perché si ritiene che così sia per loro più facile apprendere la lingua.Inutile dire che tali inserimenti aggravano non poco i problemi di questi bambini che, per ovvie ragioni, non riescono a socializzare con compagni di età ed interessi troppo diversi.
Sarei interessata a conoscere la normativa in materia e, in mancanza di precisi riferimenti, ad avere consigli su come poter trasformare l'iscrizione da atto burocratico a momento educativo nel rispetto dei diritti dei nuovi arrivati.

da: Marco Marigo – Cospe – équipe del progetto Socrates-Me-Too
ricevuto il: 27 dicembre 2000
 
 
Non ci risulta che esista una legge di questo tipo, tant’è vero che moltissime scuole hanno ormai ben più di cinque bambini d’origine straniera in una stessa classe. Esistono vecchie normative, a cui qualche Consiglio d’Istituto fa riferimento per contenere il numero di allievi d’origine straniera nelle proprie scuole, ma sono contraddette dalle leggi quadro più generali.
Più rilevante rispetto alla provenienza è il livello di lingua italiana parlato dagli allievi e la disponibilità della scuola a riorganizzarsi in funzione della risposta a queste nuove esigenze interculturali. Normalmente, quando i bambini sono inseriti direttamente dalla prima elementare è più facile ottenere risultati positivi grazie all’affiatamento fra compagni autoctoni e stranieri d’origine e grazie ad un percorso comune condiviso fin dall’inizio. Esistono ormai molti materiali che permettono alle scuole di lavorare a classi aperte, con formule flessibili (vedi anche la sezione bibliografia di questo sito), che possono aiutare gli insegnanti nel difficile compito di riorganizzare l’attività didattica ad anno avviato. Consigliamo chi ha problemi di inserimenti numerosi in corso d’anno di vedere anche la sezione dei link utili del sito. Dal canto nostro tenteremo nel più breve tempo possibile di attivare una piccola sezione di lingua russa per venire incontro alle prime necessità comunicative dei nuovi arrivati da quel Paese. Un utile CD-ROM per favorire un veloce apprendimento della lingua italiana che ha anche i comandi orali in russo e che è molto facile da utilizzare è quello prodotto dalla Talk-Now, che si può trovare alle librerie Feltrinelli International.

 

da: Turchi Daniele - insegnante 
ricevuto il: 23 dicembre 2000
Numero chiuso?
 
 
Sono un'insegnante di scuola elementare, quest'anno insegno matematica in una prima a tempo pieno.
Dall'inizio dell'anno sono stati inseriti nella mia classe 4 bambini, tutti stranieri, uno proveniente dal Kossovo, uno da Santo Domingo e due fratelli dal Sudan, questi ultimi non parlavano una parola di italiano. Nella classe era già presente un bambino originario del Marocco.
Dal momento che sembra previsto l'inserimento di un altro bambino straniero (russo), non alfabetizzato, vorrei sapere se è vero che esiste una normativa in base alla quale non è possibile inserire più di 5 bambini stranieri in una classe, anche per evitare il ghetto.