| da:
Silvia Masotti |
| ricevuto il:
14 aprile 2000 |
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| Rispetto
del silenzio |
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Insegno inglese in un liceo e non ho mai avuto studenti che non
parlassero l'italiano nella scuola statale, ma certamente conosco le
esitazioni nel parlare una lingua straniera; inoltre, prima ho
insegnato a lungo italiano per stranieri (giovani e adulti) in una
scuola privata; non ho quindi esperienza diretta del tipo di silenzio
di cui parlate, ma solo di silenzi o mezzi silenzi simili. Sono
anch'io per il rispetto totale del silenzio, ma anche per un'analisi
delle cause. Oltre all'attesa "normale" che la lingua venga
prima "osservata da lontano" e solo dopo usata, forse vale
la pena di fare ipotesi sui possibili motivi affettivi che bloccano la
produzione per così tanto tempo. Ho conosciuto persone abituate a
pensare che con "l'autorità" (l'insegnante, il genitore,
l'adulto in genere, questa è una variabile culturale) non si può
parlare così come viene, ma occorre esprimersi formalmente e
correttamente; è una forma di timidezza ma anche una convenzione
sociale e forse anche familiare, ed è sconvolgente per questi
studenti essere invitati ripetutamente e di fronte a molte altre
persone ad "essere spontanei", specie in una lingua
straniera e magari molto diversa dalla materna, quando a loro viene
"spontaneo" chiudersi in un rispettoso silenzio. Anche non
preoccuparsi di eventuali errori per alcuni è quasi impossibile. Ho
avuto anche studenti giapponesi adulti che non osavano confessarmi di
non aver capito una mia spiegazione, e preferivano piuttosto dare
risposte a casaccio. Credo che per abbassare filtri affettivi così
forti si debba aspettare molto e mettere in atto strategie rilassanti
e de-individualizzanti, giochi, filastrocche, canzoni, ripetizioni
corali, recite...
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| da:
Lucia Maddii |
| ricevuto il:
27 marzo
2000 |
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| Il silenzio
è d'oro |
Nella mia esperienza decennale con bambini cinesi mi sono scontrata più
volte con lunghi periodi di silenzio. Per me era molto frustrante non
vedere alcun risultato, fino a quando non mi sono documentata su testi di
linguistica ed ho finalmente capito che questo periodo silenzioso ha un
ruolo positivo nell'apprendimento di una L2.
Numerose ricerche condotte su apprendenti di una L2 (adulti e bambini)
hanno dimostrato che chi comincia a parlare più tardi ottiene risultati
migliori, sia nella pronuncia che nella grammatica, rispetto a coloro ai
quali era stato chiesto di eseguire fin dall'inizio esercitazioni orali.
Evidentemente è necessario un periodo nel quale i dati linguistici
vengono sistemati, elaborati e "digeriti" senza che
l'apprendente sia obbligato a produrre subito oralmente. Il rischio è,
infatti, che certi errori(inevitabili!) si riproducano fino a creare vere
e proprie fossilizzazioni linguistiche. Dopo queste ricerche sono stati
messi a punto metodi che prevedono, all'inizio dell'insegnamento di una
L2, il rispetto di questa fase. Si possono impostare le lezioni in modo
tale che gli alunni ascoltino la lingua, ma non producano niente, oppure
si possono prevedere risposte scritte nella L2 o risposte nella lingua
d'origine, o ancora si possono richiedere risposte "fisiche"
(es. il ragazzo e!
segue il comando "apri la porta"). Io ho preferito quest'ultimo
metodo per una serie di motivi abbastanza evidenti.
Mediamente il periodo silenzioso dura, nei bambini cinesi, 3/4 mesi, ma ci
sono molti casi nei quali si prolunga ulteriormente anche fino ad un anno.
Il periodo del silenzio è presente in tutti i percorsi di apprendimento
di qualsiasi alunno: in alcuni può durare solo alcuni giorni, o
addirittura poche ore.
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| da:
Francesca Dellevalli |
| ricevuto il:
15 marzo
2000 |
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| Il
lungo silenzio |
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Insegno in una scuola media, e in settembre è arrivato un bambino dalla
Cina. E' il primo bambino cinese che arriva nella nostra scuola,anche se
abbiamo già avuto molti inserimenti di bambini di altre provenienze
(Marocco, Pakistan, Senegal). Lin ha 12 anni, ma da settembre a adesso
ancora non sembra aver appreso una parola di italiano. Quali possono
essere le strategie per smuovere una situazione che sembra ormai quasi
fossilizzata?
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Queste fasi del silenzio sembrano essere più frequenti fra
i bambini d'origine cinese: forse necessitano di un periodo
più lungo per l'apprendimento linguistico, rispetto ai
bambini di altre provenienze?
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