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- "Dov'è casa tua?". Sembra una domanda semplice,
banale, a cui chiunque saprebbe rispondere. Il bambino cinese che
hai davanti, invece, ti guarda con sguardo malinconico e ti risponde
"Non lo so".
- "Vedi, è stato addestrato a non dirlo" è la
veloce conclusione a cui giunge l'interlocutore italiano. Tenti una
difesa d'ufficio "Anche tu se fossi in Cina e dovessi dire
l'indirizzo di casa tua in cinese avresti delle difficoltà, è qui
da poco, come può sapere ridire il suo indirizzo?".
- "No, anche quando sanno benino l'italiano non lo
dicono" e pone la stessa domanda ad un altro bambino che vive
in Italia già da tempo… e che risponde "E' in Cina".
"Sì, lo so, ma in Italia dov'è?". "La mia casa è
in Cina" ripete caparbio il secondo bambino.
- Mi torna alla mente una bellissima esperienza realizzata
vari anni fa alla scuola media "Malaparte" di Prato. I
ragazzi di una classe dovevano disegnare il percorso da casa a
scuola che facevano tutti i giorni, con il maggior dettaglio
possibile. I ragazzi italiani riproducevano le vetrine davanti a cui
si fermavano, la sala giochi, il bar, i giardinetti, anche se sul
percorso preciso avevano delle incertezze. I ragazzi cinesi
disegnavano il reticolato di strade con una precisione degna di
"Tuttocittà", ma senza dettagli soggettivi, salvo al
massimo qualche semaforo e le zebre per terra. Abbiamo pensato che
la differenza derivasse da un tipo di scolarizzazione alle spalle
differente, più mirata alla creatività soggetiva in Italia, più
concentrata sulle competenze e le abilità tecniche in Cina. Ma il
livello di dettaglio nell'avvicinarsi al luogo di residenza si
rarefaceva, finché in un angolo del foglio, ormai quasi bianco
compariva un fumetto con la freccia e la scritta "Qui abito
io".
- Era chiaro che il rapporto alla fin dei conti positivo con
la scuola stimolava un amore per i dettagli nell'area attorno alla
scuola e il disagio per una vita extrascolastica consumata in un
capannone industriale cancellava come una gomma dalla mente i
contorni di quella che certo non potevano chiamare "casa".
- "Casa mia è in Cina", uno dei ragazzi cinesi
che aveva velocemente terminato la cartina ce ne ha regalata
un'altra, con una casina circondata da un filare di alberi, con un
fiume davanti, con una strada, dettagliatissima, fino alla scuola,
riconoscibile dalla bandiera rossa sventolante davanti. Non era
certo una cartina da "Tuttocittà", somigliava molto a
quelle piene di particolari soggettivi fatte dai suoi compagni di
classe autoctoni. Evidentemente l'aspetto freddino delle cartine
riprodotte dagli allievi cinesi sulla strada pratese derivava
proprio da una frequente consultazione delle cartine per non
perdersi.
- Ma la "casa", quella vera, la home
inglese ancora di solito non è qui, dove un bambino può essere
residente, ma dove ancora è difficile che si senta a casa sua.
- Ancora più esplicito il disegno di un allievo della
scuola elementare "Vamba" di S. Donnino (FI), sullo stesso
tema: una fila di bambini che scende la scaletta di una aereo per
andare a scuola è la vera strada fra "casa e scuola".
- Peccato non avere in italiano una parola per esprimere
l'idea di home che faccia
capire ai nostri allievi che vogliamo solo l'indirizzo di dove
dormono e mangiano.
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