HOME PAGE     ITALIANO L2 - GUIDA ON LINE
    DIRE, FARE, COMUNICARE 
QUADERNI OPERATIVI PER L'APPRENDIMENTO DELL'ITALIANO SECONDA LINGUA
GUIDA PER L'INSEGNANTE :
 
B - Come si acquisisce l'italiano L2
 
1b  Quali sono i fattori che influenzano l'acquisizione di una seconda lingua?
2b Perché inizialmente l'alunno non parla?
3b Perché sono presenti gli errori?
4b Perché la lingua che imparano i bambini è diversa da quella insegnata a scuola?
5b La personalità dell'alunno influenza i risultati in L2?
6b C'è differenza fra le modalità di acquisizione di una L2 di un bambino e di un ragazzo?  
7b Che cosa sono le fossilizzazioni linguistiche?  
8b Perché insegnare e mantenere anche le lingue di origine?  
9b E' vero che la prima lingua interferisce sulla acquisizione della seconda?
10b Che cos'è il semilinguismo?  
11b Perché alcuni alunni, che sembrano avere buona competenza in italiano, hanno cattivi risultati nello studio?
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
Quali sono i fattori che influenzano l'acquisizione di una seconda lingua?
 
Il ruolo dell'ambiente nell'apprendimento è considerato in maniera diversa dalle varie teorie che si occupano di L2.  Nessuno può negare, comunque, che la qualità e la ricchezza degli stimoli linguistici determinino un migliore apprendimento.  Questo significa che:
-     la lingua ascoltata dall'alunno deve essere viva e non cristallizzata in esercizi formali;
-     la lingua usata dall'insegnante deve essere semplificata, ma non storpiata (es. "tu comprare quaderno")
-     la lingua, inizialmente, deve essere ricca di referenti concreti, cioè una lingua del "qui e ora"
Poca importanza rivestono le correzioni, le ripetizioni o la frequenza con la quale si ascolta una determinata struttura linguistica. E' invece importante considerare lo status che il contesto sociale attribuisce alla lingua di origine dell'alunno, le possibilità di contatti significativi con gli autoctoni, l'età al momento dell'arrivo in Italia, lo status socio- economico della famiglia, le condizioni abitative, il progetto migratorio della famiglia, i conflitti che derivano dalla costruzione di una nuova identità da parte del ragazzo.
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
Perché inizialmente l'alunno non parla?
 
Capita molto spesso agli insegnanti di scontrarsi con il silenzio iniziale dei propri alunni, silenzio che sembra mettere in discussione la validità dell'intervento didattico. Questo periodo è assolutamente normale nei bambini che imparano una lingua: prima capiscono e poi parlano. Lo stesso succede quando si apprende in maniera naturale una seconda lingua: occorrono circa 1-3 mesi per avere le prime produzioni orali spontanee in L2. La durata di questo periodo silenzioso varia comunque molto da individuo a individuo: ci sono alcuni che si esprimono già dopo qualche giorno, altri dopo 6/7 mesi. Studi condotti su apprendenti adulti e bambini hanno dimostrato che chi comincia a parlare più tardi ha risultati migliori sia nella pronuncia sia nella grammatica rispetto a coloro che avevano iniziato subito a fare esercitazioni orali. Molto spesso capita che un alunno rimasto silenzioso per tre o quattro mesi inizi a parlare esprimendosi meglio di altri compagni che si erano dimostrati meno timorosi.   Evidentemente è necessario un periodo nel quale i dati linguistici sono elaborati e sistemati: l'apprendente si concentra sulla comprensione e ciò sembra andare apparentemente a scapito della comunicazione.  Questo periodo, dunque, ha un grosso valore per l'alunno ed è per questo che esistono diversi metodi che prevedono il rispetto di questo silenzio iniziale (vedi il capitolo della didattica).
 
Su questo tema è attivo anche un FORUM di discussione.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Perché sono presenti gli errori?
 
Negli ultimi 25/30 anni il dibattito sul significato dell'errore nell'apprendimento della lingua ha portato ad una concezione diversa di questo fenomeno, visto in precedenza come qualcosa di negativo e indesiderato. Da una parte si faceva risalire l'errore ad un insegnamento inadeguato, dall'altra lo si considerava come qualcosa di indesiderabile, ma inevitabile, del processo di apprendimento. Le nuove teorie vedono l'errore come una manifestazione naturale e necessaria del processo di acquisizione. L'errore diventa allora un fenomeno interessante da analizzare, perché rivela alcuni meccanismi di elaborazione che stanno alla base dell'acquisizione linguistica e mostra inoltre all'insegnante quali siano le maggiori difficoltà di un apprendente.
Gli errori sono indicatori del funzionamento dei meccanismi mentali implicati nel processo di acquisizione di una lingua. Le produzioni di coloro che stanno apprendendo una lingua sono da considerare non come forme scorrette, ma come sistemi specifici dotati di una propria coerenza che, con il tempo, diventano sempre più complessi grazie alle nuove acquisizioni, alle differenziazioni e alle successive rielaborazioni
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Perché la lingua che imparano i bambini è diversa da quella insegnata a scuola?
 
Un bambino, o un ragazzo, ha numerosi modelli della lingua 2, ma non tutti sono tenuti in considerazione. Generalmente si selezionano, in maniera frequentemente inconscia, i modelli in base a certe preferenze: la lingua parlata dai pari è preferita rispetto a quella degli insegnanti così come quella dei coetanei rispetto alla lingua dei genitori, così ancora si preferisce la lingua del proprio gruppo etnico rispetto agli altri gruppi (parlanti nativi della L2 o no). Molte ricerche hanno messo in evidenza come i bambini imparino la lingua più dai propri compagni che dagli insegnanti o dai propri genitori. La lingua, inoltre riveste un grosso ruolo nella identificazione e coesione dei gruppi: basti pensare ai gerghi giovanili, agli "slang" ecc.
Nell'insegnamento di una L2 non si può sottovalutare il ruolo della lingua come segno di identificazione. In primo luogo è necessario favorire il più possibile il contatto e lo scambio comunicativo fra bambini stranieri e parlanti nativi. In secondo luogo è necessario capire quale sia il gruppo di identificazione del ragazzo: se un apprendente vuole assimilarsi completamente alla società di arrivo, rifiutando le proprie origini, in teoria, dovrebbe apprendere in maniera perfetta la nuova lingua (in realtà non succede così, lo vedremo più tardi); se il ragazzo vuole mantenere una certa distanza fra la propria cultura e quella della società di arrivo, continuerà a riprodurre certe caratteristiche linguistiche che distinguono il proprio gruppo dagli altri. Sicuramente la realtà non funziona in maniera così meccanica ed automatica, poiché altri fattori entrano in gioco nel processo di acquisizione di una seconda lingua.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 
La personalità dell'alunno influenza i risultati in L2?
 
L'unico dato abbastanza chiaro riguarda la correlazione positiva fra fiducia in se stessi e migliori risultati in L2. Questa fiducia si tradurrebbe in una personalità aperta, estroversa e un basso livello di ansietà. In pratica coloro che sono più sicuri di sé affrontano le situazioni nuove con meno timore e accettano i propri errori senza entrare in uno stato di agitazione. Un alto livello di ansia, infatti, come tutti sappiamo, ostacola l'apprendimento e rende peggiori i risultati durante le prove. E' come se il continuo timore di fare errori occupasse spazio nella mente e rendesse il pensiero meno libero di elaborare la nuova lingua.
 

 

 
 

 

 

 

 
 
C'è differenza fra le modalità di acquisizione di una L2 di un bambino e di un ragazzo?
 
  Vi sono diverse differenze fra l'apprendimento in età evolutiva e apprendimento in età adulta. L'adulto farebbe maggior ricorso ad una revisione cosciente della lingua, mentre il bambino, al contrario, non sembra beneficiare di un lavoro formale (in poche parole della grammatica) essendo maggiormente motivato e cognitivamente preparato per un apprendimento basato sulla comunicazione. Vi sono altre differenze che si riscontrano normalmente fra bambini e adulti: vi è un diverso ritmo di apprendimento (più veloce all'inizio negli adulti) e migliori risultati dei bambini nella pronuncia. La linea di demarcazione fra un tipo di apprendimento e l'altro e da collocarsi intorno alla pubertà periodo che fra l'altro coincide con il raggiungimento dello stadio piagettiano delle operazioni formali. Sembra che le differenze di apprendimento fra bambini e adulti siano da ricercarsi in parte nella diversa struttura del pensiero, in parte nelle diverse condizioni nelle quali si sviluppa la seconda lingua.. Fattori di tipo affettivo, differenze nell'ambiente linguistico, possono ugualmente determinare una diversa prestazione nella seconda lingua. Ponendo questa linea di passaggio intorno agli 11/13 anni, possiamo ben capire come l'inserimento di ragazzi di questa età in classi di scuola elementare sia pedagogicamente errata perché tali soggetti hanno necessità di interventi adeguati alle loro capacità cognitive (senza contare i risvolti psicologici e l'importanza di comunicare con i coetanei per apprendere la nuova lingua).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che cosa sono le fossilizzazioni linguistiche?
 
  Le fossilizzazioni linguistiche sono forme scorrette e cristallizzate nell'uso della lingua seconda. Si verificano spesso quando un apprendente impara l'italiano in un ambiente linguistico ristretto, povero di stimoli e, soprattutto, quando la persona ascolta una lingua semplificata in maniera scorretta (il "foreigner talk"). E' molto frequente, ad esempio, che alcune persone continuino a usare l'infinito o una sola forma verbale al posto di tutte le altre. Questo è dovuto spesso al fatto che anche i nativi si rivolgono a loro utilizzando l'infinito credendo così di semplificare la comprensione e rendere più veloce la comunicazione. Se è vero che la semplificazione della lingua è necessaria per favorire l'apprendimento, è vero che tale semplificazione deve rispettare le regole morfosintattiche dell'italiano. Dunque è meglio dire "Prendi la penna" che "prendere penna". Se nella scuola il ricorso al "foreigner talk" è fortunatamente molto marginale, in alcuni ambienti di lavoro, o per la strada, non è difficile ascoltare un nativo che si rivolge ad uno straniero usando questa forma scorretta.
   
 
 

 

 

 

 
 
Perché insegnare e mantenere anche le lingue di origine?
 
Conservare la prima lingua è importante per:
-         lo sviluppo psico-affettivo
-         lo sviluppo  cognitivo
-         lo sviluppo sociale del bambino e del ragazzo.
In sostanza,  la prima lingua costituisce le fondamenta sulle quali si potrà edificare una L2: se queste fondamenta non sono ben solide, neppure ciò che viene costruito sopra lo potrà essere.
 Perdere la prima lingua significa perdere la possibilità di scambi pieni di significato con i propri familiari: la comunicazione è ostacolata dalle incomprensioni reciproche, mentre i genitori, che frequentemente possiedono una minore competenza in L2, perdono il loro prestigio (e la loro autorità) agli occhi dei figli. Anche dopo anni di permanenza nel paese di arrivo, la prima lingua offre la possibilità di mantenere i contatti aperti con la cultura di origine per una rielaborazione continua della propria appartenenza e della propria identità. Per questo  il mantenimento della prima lingua è fondamentale per la crescita psico-affettiva: è attraverso di essa che il bambino può continuare a mantenere vivi e "caldi" gli scambi affettivi con i familiari, è attraverso di essa che i genitori e i nonni possono trasmettere la loro cultura, anche tramite tutto ciò che viene veicolato per mezzo della lingua, ma che spesso non viene esplicitamente detto (pensiamo al sistema dei valori e delle visioni del modo).
Sappiamo quanto è importante per la crescita intellettiva del ragazzo (e, in definitiva, per il successo scolastico) la propria autostima e un buon rapporto con la propria famiglia e le proprie radici; sappiamo anche quanto è importante avere una buona competenza linguistica per studiare: ma se il ragazzo non ha una buona competenza d'uso né nella prima né nella seconda lingua, con quale strumento potrà organizzare concetti, fare relazioni ecc.? Difficilmente i ragazzi potranno avere buoni risultati nello studio.
 
 
 
 

 

 

 

 

 
E' vero che la prima lingua interferisce sulla acquisizione della seconda?
 
No, o meglio, è vero solo per alcuni aspetti come la pronuncia e l'ordine delle parole. non c'è invece interferenza fra la L1 e la L2 per quanto riguarda la morfologia e la sintassi. A volte gli apprendenti possono ricorrere alla prima lingua, ma questo succede più frequentemente se sono  sollecitati in maniera prematura a produrre in L2. Anche la mancanza di occasioni per usare la L2 in maniera naturale provoca errori di interferenza, così come certi compiti quali la traduzione.
 Anche l'ordine di acquisizione è indipendente dalla prima lingua: pur esistendo una certa variabilità, gruppi di strutture linguistiche vengono apprese secondo una determinata sequenza. Ciò che può variare fra un gruppo linguistico e l'altro è il tempo di permanenza in una determinata "fase"(fra virgolette perché l'acquisizione di una seconda lingua è un processo continuo che prevede anche momenti di apparente regressione).   La L1, dunque, non è un ostacolo per l'apprendimento della L2, ma un supporto indispensabile.
 
 
 
 

 

 

 

 

 
Che cos'è il semilinguismo?
 
 Il semilinguismo è l'insufficiente padronanza nell'uso della prima e della seconda lingua. E' una forma purtroppo frequente fra gli immigrati di prima generazione e si verifica quando si perde progressivamente l'uso della prima lingua (ad esempio, perché i genitori smettono di parlarla in casa o perché il ragazzo rifiuta la sua cultura di origine), senza averne acquisito un'altra. In poche parole lo sgretolamento progressivo della L1 mina alle basi la costruzione di una seconda lingua. Gli effetti sulla crescita affettiva, cognitiva e sociale sono devastanti: il ragazzo non ha più la prima lingua per comunicare in maniera significativa con la propria famiglia, ma non ha nemmeno una seconda lingua che gli consenta prima di tutto di studiare, ma anche di comunicare, di là dal ristretto frasario quotidiano, in maniera non superficiale con i compagni. La scuola può fare molto per evitare tutto questo: in primo luogo promuovendo l'insegnamento delle lingue di origine, valorizzandole, in secondo luogo fornendo sostegno ai genitori, incoraggiandoli a parlare la lingua di origine in famiglia e, nello stesso tempo, fornendo gli strumenti linguistici e didattici che consentano loro di seguire i propri figli nel loro percorso scolastico.
 
 
 
 

 

 

 

 

 
Perché alcuni alunni, che sembrano avere buona competenza in italiano, hanno cattivi risultati nello studio?
 
Molti degli insuccessi dei nostri alunni stranieri sono dovuti spesso alla mancanza della "lingua per studiare": apparentemente questi ragazzi hanno una buona competenza linguistica ( solo nell'italiano colloquiale, però), ma non riescono ad avere buoni risultati . I ragazzi affermano di studiare, ma non riescono a ricordare o a "far entrare nella testa" le cose che leggono, mentre gli insegnanti pensano che i ragazzi non studino abbastanza o che non siano interessati agli argomenti. In realtà il passaggio da una "lingua del quotidiano" alla "lingua per lo studio" richiede diversi anni (dai tre ai cinque) nei quali si costruiscono nuove mappe mentali, nuove relazioni e nuovi concetti: non è detto infatti che sia sempre possibile fare una semplice traduzione da una lingua all'altra, a volte è necessario farlo da una lingua-cultura ad un'altra lingua- cultura cioè da un sistema di concetti ad un altro. Le difficoltà nello studio della storia sono evidenti, ma i ragazzi possono incontrare serie difficoltà nello studio di alcune discipline, come la geometria, che sembrerebbero far riferimento ad una realtà evidente e incontestabile, ma che  invece sono frutto di un approccio culturalmente marcato.
In sostanza non è la semplice "conoscenza" di un termine che garantisce poi la comprensione di un testo: è necessario possedere anche i riferimenti culturali adeguati per poter arrivare  a capire  e ad apprendere un argomento. Per questo è necessario dare tempo ai ragazzi cercando di favorire lo studio fornendo loro, quando è possibile, materiali nella prima lingua.