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QUADERNI OPERATIVI PER L'APPRENDIMENTO DELL'ITALIANO SECONDA LINGUA
GUIDA PER L'INSEGNANTE :
 
D - Una buona organizzazione scolastica

 

1d Come può organizzarsi la scuola per accogliere alunni di lingue e culture diverse?  
2d Che cosa possiamo fare al momento dell'iscrizione di un nuovo alunno straniero?
3d Quali sono i criteri per inserire i nuovi alunni nelle classi?  
4d Come gestire i rapporti genitori stranieri/scuola?  
5d Come e quali attività organizzare all'interno della scuola per moltiplicare l'offerta formativa?  
6d Perché non organizzare corsi intensivi di italiano?  
7d Quali iniziative promuovere per la valorizzazione delle lingue di origine?
8d Come coinvolgere gli Enti Locali e il volontariato?  
9d Quale ruolo devono avere i mediatori culturali e gli interpreti?

 
 
 

 

 

 

 

 

Come può organizzarsi la scuola per accogliere alunni di lingue e culture diverse?

 

Sono tre le parole chiave per descrivere sinteticamente una buona organizzazione scolastica: flessibilità, pluralità dei percorsi e delle offerte, reti di collegamento.

Flessibilità significa creare orari e calendari scolastici aderenti ai bisogni dell'utenza (con  la possibilità, ad esempio, anche di rispettare certe festività se in un istituto è presente un alto numero di ragazzi di una determinata etnia), significa, più in generale, saper adeguare la propria offerta formativa in base alle nuove richieste e alle nuove situazioni. Pluralità dei percorsi e delle offerte significa uscire dalla logica della classe e del programma per dare la possibilità ad ogni ragazzo di sviluppare le proprie capacità attraverso moduli formativi e la creazione di opportunità all'interno dell'orario scolastico (es. laboratori linguistici, di informatica, corsi di lingua e cultura di origine, teatro e così via). Con la scuola dell'autonomia ogni istituto può trovare oggi la forma migliore per rispondere ai bisogni della propria utenza creando reti di collegamento con gli enti locali, le associazioni presenti sul territorio e le altre "agenzie educative". In questo modo si moltiplicano le occasioni formative anche al di fuori dell'orario scolastico, occasioni che devono comunque avere, nella propria specificità, finalità comuni.

 

 
 
 

 

 

 

 

 

 

Che cosa possiamo fare al momento dell'iscrizione di un nuovo alunno straniero?

 

Il momento dell'iscrizione del proprio figlio alla scuola è probabilmente per una famiglia straniera il primo incontro con il sistema educativo italiano. E' dunque necessario curare con particolare attenzione anche questo momento  che è importante per la scuola perché consente di raccogliere informazioni sul nuovo iscritto, ma soprattutto per la famiglia che ha bisogno di avere tutte le indicazioni necessarie per orientarsi nella nuova situazione. Oltre ai moduli di iscrizione in più lingue, sarebbe opportuno reperire o creare, grazie all'aiuto di interpreti e mediatori culturali:

·      un questionario bilingue che consenta di raccogliere ulteriori notizie sul ragazzo e sulla famiglia (es. scolarità dell'iscritto e dei suoi genitori, aspettative nei confronti della scuola, difficoltà incontrate nella nuova situazione…)

·      un "vademecum" della scuola in lingua di origine (non diamo mai per scontato niente: le regole, il concetto di disciplina, il rapporto famiglia - insegnanti ecc. possono essere estremamente  diversi da un sistema scolastico all'altro)

·      una lista di materiali occorrenti (che tipo di quaderni , quali matite o pennarelli sono necessari ……) e altre informazioni spicciole (es. come pagare la mensa, le regole per l'esenzione dalle tasse o dal pagamento della refezione scolastica ) in più lingue.

Sarebbe necessaria anche una adeguata preparazione del personale amministrativo che raccoglie le iscrizioni (almeno nelle scuole ad alta presenza di alunni stranieri) per fare in modo che l'accoglienza cominci nel migliore dei modi fin dal primo momento, senza lasciare il tutto alla maggiore o minore sensibilità personale.

 

 

 

 

 
 
 
 

Quali sono i criteri per inserire i nuovi alunni nelle classi?

 

Il criterio principale è uno: i bambini e i ragazzi nuovi iscritti vanno inseriti nelle classi corrispondenti alla loro età  e questo per diversi motivi, non ultimo quello che si impara una lingua soprattutto parlandola con i coetanei. Non hanno senso gli inserimenti di bambini di 9 - 10 anni in una prima elementare in primo luogo perché il contesto, le metodologie, i contenuti sono completamente inadatti; da un punto di vista psicologico, poi, è estremamente frustrante essere il più grande (e di diversi anni) della classe e non riuscire lo stesso in ciò che i piccoli compagni fanno senza difficoltà. Esistono comunque delle deroghe a questo principio e ben lo sanno i Capi di Istituto che si trovano ad avere 20-25 stranieri nuovi iscritti e solo due sezioni a disposizione. Sta allora alla capacità e alla sensibilità professionale del dirigente valutare e soppesare le varie situazioni: in taluni casi può essere opportuno allora iscrivere l'alunno in una classe inferiore di un anno, ad esempio, quando il ragazzo non è scolarizzato o quando la classe che dovrebbe accogliere il nuovo arrivato è giunta al numero massimo di iscritti o è particolarmente "pesante" per la presenza di casi difficili, portatori di handicap o per l'elevato numero di alunni stranieri già presenti.

Su questi temi vi rinviamo al FORUM di discussione e all'intervento di Maria Omodeo "Ghetti di Vetro" nella sezione INTERCULTURA.

 

 
 
 
 
 
 

Come gestire i rapporti genitori stranieri/scuola?

 

Essenzialmente è necessario agire su due piani: l'informazione e la partecipazione.

Per quanto riguarda l'informazione, ogni scuola dovrebbe fornire ai genitori che iscrivono i propri figli tutte le notizie necessarie: dalle offerte formative agli orari , dal funzionamento della refezione scolastica agli organi collegiali. Molto spesso i genitori non conoscono il funzionamento della scuola italiana e così applicano ai loro comportamenti le regole ritenute giuste nelle scuole di origine ( ad esempio mentre qui i genitori possono esprimere una propria opinione sul programma e le proposte dell'insegnante, in molti paesi ciò sarebbe considerato disdicevole e da persone maleducate così i genitori stranieri non intervengono nelle assemblee). Ma per favorire la partecipazione alla vita scolastica non basta informare i genitori sulle regole e le opportunità, occorre trovare strategie adeguate per coinvolgerli. E' importante che le famiglie avvertano una attenzione particolare verso i loro bisogni specifici , la loro lingua e la loro cultura che deve essere accolta e valorizzata nella scuola. Questo non vuol dire organizzare occasionali feste folcloristiche che spesso sono "disertate" proprio dalle famiglie straniere che non le riconoscono come proprie. Significa rispetto per i loro valori e la loro religione, significa istituire corsi di lingua italiana anche per i genitori, significa in poche parole aprire le porte alla differenza fornendo però tutti quegli strumenti che garantiscano la partecipazione alla vita in questo paese, in modo che tale differenza non si traduca in una diversità ghettizzante. Non si può pensare, dunque, di costituire "riserve indiane" dove tutta la vita si sta a fare vasi, collane e danze della pioggia, perché "Noi" riteniamo che quella sia la "Loro" cultura e che è "Bene" mantenerla così com'è, cristallizzata nelle sue forme stereotipate, altrimenti "prederebbe la loro Identità". Le famiglie hanno il diritto e la capacità di scegliere e la scuola ha il dovere di moltiplicare le proprie offerte  alle quali i genitori saranno liberi di aderire; starà poi al capo d'istituto insieme agli insegnanti, al mediatore ai rappresentanti  delle comunità e agli amministratori locali, riflettere sui successi o gli insuccessi e correggere il tiro per venire incontro agli specifici bisogni. 

Su queste tematiche è attivo un FORUM di discussione.

 
 
 
 
 
 

Come e quali attività organizzare all'interno della scuola per moltiplicare l'offerta formativa?

 

Prima di tutto sarebbe importante aprire le classi in verticale e/o in orizzontale ad esempio una volta alla settimana, questo non solo nella scuola elementare, ma anche nelle medie e nelle superiori dove tale pratica è scarsamente diffusa. In questo modo sarebbe possibile attuare percorsi differenziati dando la possibilità ai ragazzi di sviluppare in pieno le proprie capacità. Ogni scuola può organizzare le attività in base all'età dei propri alunni, alla programmazione dell'istituto, agli spunti e alle proposte provenienti da corsi di formazione, dalle amministrazioni locali o dal ministero: possono essere attività di teatro, musica, computer, ma anche matematica o scienze. Anche per sviluppare l'italiano L2 non è necessario che siano forzatamente attività linguistiche : i ragazzi anzi si troveranno ad imparare ed usare in contesto anche i linguaggi specialistici che sono indispensabili per lo studio. In sostanza è più importante Il "come" del "che cosa" si fa : in particolare l'organizzazione di attività laboratoriali si rivela particolarmente proficua per sviluppare l'interazione fra i ragazzi e lo sviluppo delle competenze.

 
 

 

 

 

 
 

Perché non organizzare corsi intensivi di italiano?

 

La prima preoccupazione per l'insegnante quando arriva un nuovo alunno è quella di insegnargli il più presto possibile l'italiano: si pensa che intensificando le ore di lezione si possa portare un ragazzo ad essere in grado di partecipare in poco tempo alla vita della classe. Per questo, in alcune scuole, i nuovi iscritti vengono raggruppati in una "classe di accoglienza" dove, mediamente per un periodo di tre mesi, i ragazzi seguono un corso intensivo di italiano. In un primo momento i risultati possono sembrare sicuramente migliori rispetto a chi è stato inserito nella classe, ma nel lungo periodo i vantaggi del corso intensivo vanno a sfumarsi e ad annullarsi per diversi motivi:

·      nel corso intensivo si tende a rispettare meno il periodo del silenzio che ha invece un ruolo importante nell'apprendimento (vedi domanda specifica);

·      la motivazione più grande per imparare una lingua è quella di poterla parlare con i coetanei: nel corso intensivo questa motivazione non può essere sfruttata perché l'unico parlante italiano è l'insegnante. In taluni casi, quando sono presenti numerosi ragazzi della stessa etnia, si ottiene l'effetto opposto: i compagni trovano più comodo (e logico)comunicarsi nella propria lingua e quindi l'occasione per usare l'italiano diminuiscono;

·      i ragazzi che permangono nella classe di accoglienza hanno poi maggiori difficoltà ad inserirsi nella classe di destinazione perché hanno sviluppato meno il senso di appartenenza;

·      un elevato numero di ore di italiano stanca e annoia i ragazzi: le attività in classe sono sicuramente più stimolanti anche se più difficili.

 

 
 

 

 

 

Quali iniziative promuovere per la valorizzazione delle lingue di origine?

 

Ogni scuola può organizzare al proprio interno corsi di lingue e culture di origine anche con l'aiuto della amministrazione locale e delle associazioni. Ma la valorizzazione non risiede solo in questi corsi che si svolgono in molti casi al di fuori dell'orario scolastico. Una scuola che accoglie alunni provenienti da Paesi diversi dovrebbe avere una propria biblioteca multiculturale con libri nelle lingue di origine degli iscritti. Sarebbe inoltre importante dotare l'edificio di cartelli e indicazioni plurilingui (potrebbero essere gli stessi ragazzi a costruirli), così come è indispensabile  che tutti gli avvisi e le comunicazioni alle famiglie siano tradotti per essere comprensibili dai genitori. Ma questo non è sufficiente: occorre che il plurilinguismo diventi pratica quotidiana nella scuola. Tutte le lingue possono essere oggetto di studio e mezzo per lo studio: perché, ad esempio, non imparare il cinese o l'arabo insieme all'inglese o al francese? Perché i ragazzi nuovi arrivati non possono  studiare nelle lingue di origine?

E' vero, i materiali sono insufficienti così come le risorse umane, però esistono centri di documentazione, associazioni che producono testi bilingui, mediatori e interpreti disponibili a collaborare con gli insegnanti. Anche navigando sul Web si possono trovare siti interessanti dove reperire spunti,   indicazioni e materiali di lavoro.

Su questo tema è attivo un FORUM di discussione.
 
 
 
 
 

 

 

Come coinvolgere gli Enti Locali e il volontariato?

 

La collaborazione della amministrazione locale è molto importante per la scuola. Con l'Assessorato alla Pubblica Istruzione, ma anche con l'Assessorato alla Cultura  possono essere fatti progetti specifici che prevedano iniziative sul territorio (ad esempio laboratori didattici di teatro) e/o il supporto delle attività all'interno della scuola stessa  con mediatori e animatori. Il capo d'Istituto deve comunque porre attenzione nel non demandare eccessivamente il problema "alunni stranieri" alle amministrazioni  locali e alle figure esterne alla scuola. L'insegnamento della lingua italiana è compito della scuola che può essere aiutata in questo, ma non sostituita.

 
 

   

 

 

 

 

 

 

 

Quale ruolo devono avere i mediatori culturali e gli interpreti?

 

I mediatori e gli interpreti svolgono un ruolo prezioso: intervengono nei colloqui con i genitori, traducono non solo da una lingua all'altra o da una socio-lingua all'altra, ma anche da un sistema culturale ad un altro sistema culturale.

Queste figure sono molto importanti per le famiglie, ma anche per gli alunni che si sentono rassicurati dalla presenza, all'interno della scuola, di persone che parlano la stessa lingua e/o provengono dallo stesso Paese. Quando queste figure intervengono con i ragazzi, raccolgono spesso le loro confidenze, le loro ansie e sanno forse meglio degli insegnanti individuare le situazioni di disagio e le potenzialità di un alunno.

Mediatori e interpreti devono comunque restare figure di supporto agli insegnanti: ad essi possono essere affidati laboratori che coinvolgono una o più classi o si possono occupare del mantenimento delle lingue di origine, ma il loro lavoro non può e non deve sostituire quello degli insegnanti.   Il percorso scolastico degli alunni stranieri va invece gestito in maniera collegiale all'interno dei consigli di classe o di interclasse: tutti gli insegnanti della scuola devono essere in una qualche maniera responsabili del successo o dell'insuccesso di questi alunni.