HOME PAGE     ITALIANO L2 - GUIDA ON LINE
    DIRE, FARE, COMUNICARE
QUADERNI OPERATIVI PER L'APPRENDIMENTO DELL'ITALIANO SECONDA LINGUA
GUIDA PER L'INSEGNANTE :
 
E - Come organizzare il lavoro nelle classi  

 

1e Come gestire più livelli di competenza linguistica?  
2e Come posso coinvolgere l'alunno non italofono in tutte le attività?  
3e Per quali attività posso organizzare lavori di gruppo?  
4e Come fare se un nuovo alunno arriva  ad anno scolastico inoltrato?  
5e Come stimolare l'aiuto dei compagni?  
6e Posso utilizzare i compagni della stessa nazionalità per tradurre al nuovo arrivato?  
7e Perché il nuovo alunno spesso non sa organizzare in maniera autonoma il proprio lavoro? 

 
 
 

 

 

 

 

 

Come gestire più livelli di competenza linguistica?

 

La pluralità dei livelli linguistici è sempre presente in una classe,  ma spaventa molto di più quando si hanno alunni stranieri.
E' comunque possibile procedere con il lavoro senza penalizzare nessuno, valorizzando e potenziando le diverse possibilità di ogni alunno.
Nelle risposte successive saranno chiarite meglio certe indicazioni che riporto qui di seguito in maniera sintetica:
·        programmare moduli formativi differenziati per ogni disciplina;
·         organizzare lavori a piccoli gruppi;
·        stimolare l'aiuto dei compagni;
·        preparare materiali da utilizzare durante i momenti di lavoro autonomo.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Come posso coinvolgere l'alunno straniero in tutte le attività?

  

E' necessario abbandonare l'idea di una sola programmazione valida per tutta la classe e individuare percorsi differenziati per uno stesso argomento. Per  fare questo è importante una pianificazione precisa e un ampio lavoro di preparazione dei materiali da utilizzare con i ragazzi. Non è affatto detto che i ragazzi poco o non italofoni si debbano occupare solo e sempre di colorare cartine e ricopiare testi sui cartelloni: esiste la possibilità, ad esempio, di fornire certi contenuti in lingua madre accompagnati da brevi e semplici frasi in italiano.

Il lavoro può sembrare titanico, e forse inizialmente lo è, ma esistono anche persone che  hanno già prodotto  cose interessanti nella loro esperienza con gli alunni stranieri.

E' importante che gli insegnanti capitalizzino il loro lavoro mettendolo a disposizione anche ai colleghi (no, insomma, alla fotocopia "usa e getta"). Sarebbe interessante, ad esempio, promuovere la costituzione di reti di scuole per lo scambio di materiali rivolti agli alunni stranieri (magari anche mettendoli a disposizione sul Web). Così, tanto per fare un esempio, in una scuola si può creare un percorso sulla fotosintesi, in un'altra si può lavorare sul galleggiamento dei corpi, in un'altra ancora sulla riproduzione animale e così via. Il sito costituirebbe una banca alla quale chiunque può far riferimento senza doversi spostare fra centri di documentazione, biblioteche, ecc.  Se non si ha a disposizione un mediatore si possono comunque costruire semplici testi in italiano, che in un linguaggio chiaro ed essenziale riportino i contenuti indispensabili e i concetti fondamentali. La più grande difficoltà per gli alunni stranieri è quella di comprendere un libro di testo (talvolta sono difficili anche per gli stessi italiani!)

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 

Per quali attività posso organizzare lavori di gruppo?

 

Praticamente per tutte! Quando abbiamo una classe plurilingue il lavoro di gruppo non solo è possibile, ma quasi necessario. Chiaramente le modalità di lavoro, l'organizzazione e la composizione dei gruppi vanno attentamente studiati. Ancher se il lavoro di gruppo è sicuramente un metodo più "democratico" per la costruzione e l'acquisizione del sapere, in realtà il ruolo dell'insegnante è, soprattutto nelle prime fasi, fortemente direttivo. Se vogliamo che i gruppi funzionino al meglio, è importante che l'insegnante ne decida la composizione (i ragazzi tendono a riprodurre la situazione relazionale e frequentemente anche i livelli: i "bravi" e i "produttivi" in un gruppo, i "demotivati" in un altro) e dia indicazioni sul lavoro da svolgere, assegnando in linea di massima i compiti a ciascuno. Quando la classe avrà acquisito il metodo di lavoro di gruppo (che non è affatto innato), l'insegnante potrà lasciare maggiore spazio all'autonomia dei ragazzi.

 

 
 
 
 
 
 
 
 

Come fare se un nuovo alunno arriva ad anno scolastico inoltrato?

  

Niente panico! se abbiamo già impostato la nostra didattica per moduli o percorsi differenziati, se utilizziamo correntemente il lavoro di gruppo, se apriamo le nostre classi per attività laboratoriali, l'arrivo del nuovo alunno sarà pressoché "indolore".
I guai, lo riconosco, sorgono quando normalmente utilizziamo la lezione frontale con  spiegazioni e esercitazioni uniche per tutti gli allievi ed abbiamo preparato una sola programmazione (o "programma") per tutta la classe. Allora il  nuovo arrivo sconvolge: “cosa devo fare? devo andare avanti con il "programma"? faccio fare corsi di recupero per poterlo portare in "pari" con la classe? la classe "resterà indietro"  se deve "aspettare" il nuovo arrivato? E, alla fine dell'anno scolastico, lo dovrò "fermare" o lo potrò promuovere anche se non ha raggiunto gli "obiettivi minimi del programma"? „.  D'altra parte la riforma della scuola con il sistema dei crediti/ debiti formativi e delle certificazioni va verso una forte attenuazione della completa corrispondenza fra pacchetti di obiettivi da raggiungere e anno scolastico. Anche ad un ragazzo nuovo arrivato si può dunque concedere più tempo per apprendere utilizzando i metodi e le strategie ricordati all'inizio. Se comunque non appartenete al primo fortunato caso (l'insegnante metodologicamente attrezzato) e nemmeno al secondo (l'insegnante tradizionale), ma vi sentite in una situazione intermedia e vivete con ansia gli arrivi ad anno scolastico inoltrato, vi consiglio di leggere  "L'accoglienza dei nuovi arrivati" di Maria Omodeo, nella sezione INTERCULTURA o di visitare il FORUM relativo a queste tematiche.

 
 
 
 
 
 
 
 

Come stimolare l'aiuto dei compagni?

 

E' bene che tutta la classe venga in una qualche misura responsabilizzata. Per evitare che si sentano coinvolti solo i bambini più sensibili si può affidare l'impegno a rotazione. Il tutor potrebbe aiutare il nuovo arrivato a svolgere i compiti, ma anche ad orientarsi nella nuova vita scolastica. E' bene comunque avere alcuni accorgimenti:
-         il nuovo arrivato non deve essere  presentato come colui che ha sempre bisogno di aiuto (e quindi in posizione inferiore), ma si possono creare attività nelle quali è proprio il nuovo alunno  l'esperto che fornisce assistenza agli altri;
-         non sempre i ragazzi gradiscono essere affiancati da una guida femminile ( e viceversa): non rispettare queste iniziali reticenze, che sono frutto della cultura di appartenenza, significa in primo luogo imporre subito il nostro modello occidentale, in secondo luogo provocare tutta una serie di disagi e di imbarazzi che possono ostacolare fin dall'inizio un buon inserimento nella classe.

 

 

 

 

 

 

 
 
Posso utilizzare i compagni della stessa nazionalità per tradurre al nuovo arrivato?
 
 
Sì, ma con molta cautela. E' necessario fare attenzione:
-         che non sia sempre lo stesso alunno a tradurre perché questo gli può assegnare una certa "autorità" o "potere" sui nuovi arrivati e l'etichetta di "più bravo" e competente rispetto agli altri compagni;
-         alla differenza di età: per i più grandi può essere frustrante ricevere spiegazioni e ordini da bambini più piccoli;
-         alla frequenza con la quale si fa ricorso alla traduzione: ciò può creare dipendenza e in un certo senso "impigrire" l'alunno che sa di poter contare sempre su qualcuno che riporta le spiegazioni in L1.
 
E' bene ricorrere alla traduzione del compagno solo nei casi veramente necessari e urgenti, mai per comunicare giudizi e rimproveri: nonostante le differenze culturali, un bambino sa capire bene quando un insegnante è contento e quando è arrabbiato. Non create situazioni imbarazzanti: le domande sulla famiglia, l'abitazione, il percorso migratorio, ecc. è meglio rinviarle a quando si può avere a disposizione un interprete o un adulto di fiducia.
 
Su questo tema è attivo un FORUM

 

 

 
 

 

 

 

 

 

Perché il nuovo alunno non sa organizzare il proprio lavoro in maniera autonoma? 

 

Molti dei nostri alunni stranieri provengono da scuole con impostazione tradizionale e molto più direttiva delle nostre. In queste scuole l'iniziativa autonoma del ragazzo non è incentivata e può essere, in taluni casi, vista come una messa in discussione dell'insegnante che sa, in ogni momento, qual è la cosa giusta da fare. non dobbiamo quindi stupirci se, non riuscendo a seguire le lezioni, il nuovo alunno sta lì buono a braccia conserte, senza far niente. E' l'insegnante dunque che deve avere a disposizione materiali per il lavoro del nuovo allievo, avendo cura di chiamarlo anche per il controllo degli esercizi o per assegnare eventualmente nuovi compiti. Mentre i nostri alunni, soprattutto nella scuola elementare, sono abituati a muoversi abbastanza liberamente nell'aula per portare i compiti svolti o chiedere chiarimenti all'insegnante, questo comportamento può non essere accettato in certe scuole più tradizionali dove esistono momenti ben precisi per la correzione e le domande al docente. Per questo i ragazzi, una volta eseguito il compito, se ne stanno talvolta al proprio posto senza far niente. Questo comportamento non è dunque da interpretare come scarso impegno o demotivazione, ma semplicemente come attesa di nuove indicazioni di lavoro da parte dell'insegnante.